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SCORAGGIATO O PREOCCUPATO DI UN INSUCCESSO NELL' EDUCAZIONE CON IL TUO CANE?

Aggiornamento: 4 apr

I PERCORSI EDUCATIVI INTERROTTI O RIPETUTI

 

Molto spesso durante una prima consulenza  o sui social mi viene detto d’ aver frequentato uno o più percorsi educativi o rieducativi con il proprio cane senza alcun risultato.

Personalmente trovo poco professionale ed etico screditare i colleghi precedenti ,seppur ormai sui social va di moda. Invece ho pensato durante una pausa pranzo di gettare due righe di risposta .

 

Anche i percorsi con il cane possono avere durate differenti e obiettivi altrettanto diversi l’uno dall’altro.

La delusione e la rabbia possono nascondere una perdita di speranza per sé e per il proprio futuro che lascia la persona in una solitudine sconsolata. Le frasi ricorrenti sono tristemente note: tanto non serve a niente… non mi è cambiato nulla… nessuno mi può aiutare… ho già parlato con diversi istruttori e non ci credo più


Appare allora utile ricordare che… al di là di obiettivi e modalità, un percorso è un processo di conoscenza e comprensione del binomio uomo -cane.

Questa conoscenza è trasformativa.

Vedere una cosa e dargli significato è trasformativo. Influenza il modo di vedere il mondo e di comportarsi.

Dicevamo dunque che gli incontri sono sia un percorso sia un lavoro. Si tratta quindi di un processo di raccolta di elementi per poter migliorare la relazione e la comunicazione.

 

L’esperienza di un trattamento che non ha sortito l’effetto desiderato è profondamente dolorosa e dannosa. Non solo fa male o rabbia. Ma fa danno. Facilmente può compromettere la possibilità futura di richiedere aiuto. E se i trattamenti intrapresi sono più d’uno tutto ciò si moltiplica esponenzialmente.

Ovviamente cosa si può dire se non che scoraggiarsi è normale. Restare scoraggiati è però inutile e dannoso. È un trappola nella quale non si deve restare incastrati.


Le domande che è utile si ponga la persona possono essere:

Ho spiegato bene all’ istruttore i miei bisogni?

Ho raccontato tutto?

Ci sono cose che non sono riuscito a spiegare?

Ho fatto gli esercizi a casa che mi sono stati indicati e fatti giornalmente?  

Ci sono cose che ho sentito che non ha colto o capito?

Provvedo ogni giorno ai bisogni primari del mio cane?

Ho una collaborazione nel percorso delle persone a me vicine?

Sono costante nel frequentare gli incontri?

Ci sono accorgimenti o consigli che non condividevo?

Questa è anche la via per poter tornare a riflettere sul percorso svolto, su quelli iniziati e interrotti o su quelli mai iniziati. E iniziarne uno diverso.

Diverso nel tragitto. E diverso nel finale.


E nel percorso educativo con il proprio cane, quanto conta la motivazione?

Essere motivati al cambiamento può essere considerato un fattore predittivo del buon esito di un percorso? Innanzitutto ricordiamo che ogni percorso porta con sé un cambiamento, che ha come obiettivo finale quello di interrompere una situazione, precedentemente instaurata, di omeostasi disfunzionale, per arrivare ad instaurarne una nuova e più funzionale. Accade dunque che lo schema finalmente si interrompe, lasciando spazio a nuovi apprendimenti che creano una nuova situazione di omeostasi, più funzionale e maggiormente resistente, in modo da scoraggiare il ritorno ai precedenti schemi .

Per fare in modo che tale processo si compia e che il meccanismo non si inceppi durante il percorso, è necessario che il cliente sia sostenuto da una forte motivazione a voler cambiare rotta. Affinché questa motivazione possa attivare, dirigere e mantenere nel tempo pensieri, emozioni e atteggiamenti del proprietario, deve essere interna all’individuo, che non agisce per ottenere qualcosa, ma per arricchire se stesso, seguire un ideale, un obiettivo interno di crescita e di miglioramento.

E qui ecco un’altra distinzione importante nella classificazione delle motivazioni: quella tra motivazione intrinseca e motivazione estrinseca.


Mentre la prima indica una spinta che parte da sé e ha come obiettivo il miglioramento indipendentemente dal successo e dai risultati, la seconda indica invece una spinta che arriva dall’esterno e ha come obiettivo il raggiungimento di uno scopo, spesso prefissato da altri, raggiunto il quale si ottiene una ricompensa.


Questa distinzione mostra come una motivazione intrinseca sia più forte e duratura nel tempo e sia meno soggetta alle variazioni delle condizioni e della situazione esterna. Se il proprietario si avvicina al percorso educativo mosso dal desiderio di conoscere il proprio cane e dal bisogno di apportare delle modifiche ai propri schemi ,allora con buone probabilità porterà avanti e realizzerà, insieme al suo istruttore, un progetto dagli esiti positivi.


Il ruolo dell’ istruttore

L’ istruttore ha un compito importantissimo e non sempre facile: deve saper valutare quanto il proprietario ed il suo nucleo familiare siano motivati al cambiamento e capire se questa motivazione sia sufficiente per iniziare a lavorare insieme e con quali obiettivi.

Questa valutazione è fondamentale poiché quando una persona si rivolge ad un istruttore per risolvere le proprie difficoltà con il proprio cane,  non è detto che sia davvero pronta a farlo. I fattori che potrebbero intervenire sono non solo la paura del cambiamento, ma anche la rigidità delle proprie convinzioni, che porta l’individuo a vedere il problema non tanto come una condizione da migliorare, quanto come un proprio modo di essere, che non intende modificare.


Quando non è seriamente motivato al percorso, l’individuo può agire in diversi modi: può utilizzare l’ istruttore come recipiente in cui svuotare tutto ciò che gli passa per la mente in quel momento, può utilizzare il professionista come salvagente in situazioni di criticità, da abbandonare non appena sarà rientrata l’emergenza .


Questo tipo di comportamenti altro non sono che resistenze al lavoro. Continuare ad insistere quando la motivazione al cambiamento è scarsa esporrebbe la relazione tra cliente e professionista ad un fallimento in partenza. In questo caso  il  professionista si sentirebbe frustrato per l’inefficacia del proprio lavoro e il cliente sperimenterebbe  un senso di inutilità rispetto al tempo e ai soldi investiti.


Dunque la motivazione al trattamento è insieme all’alleanza, un importante fattore predittivo circa l’esito positivo del percorso. Se volessimo usare parole più semplici potremmo dire  che è più probabile ottenere risultati positivi durante un percorso se i clienti sono motivati al cambiamento e si impegnano con convinzione durante gli incontri e non solo .


Del resto tutti i rapporti umani veramente soddisfacenti lo sono in modo direttamente proporzionale all’impegno e alla motivazione che ciascuno dei componenti investe nella relazione.

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